Media e migrazione - I termini controversi di un dibattito complesso

reynald_blion Reynald BLION

Responsabile Media e Diversità
Consiglio d’Europa

Le migrazioni internazionali rappresentano oggi un fenomeno di dimensioni globali. Nel corso degli ultimi quaranta anni, il numero complessivo dei migranti si è quadruplicato mentre è raddoppiato il numero dei paesi di immigrazione, emigrazione e di transito. La mobilità internazionale è divenuta una questione socio-economica fondamentale tanto per i paesi industrializzati, quanto per quelli in via di sviluppo. Al centro di tale questione troviamo due aspetti da considerare. Da un lato c’è la necessità dei paesi europei di rispondere ai loro bisogni, attuali e futuri, di popolazione sulla base di una stima realistica del proprio sviluppo demografico. Dall’altro vi è la volontà dei paesi in via di sviluppo di assicurare la circolazione di manodopera verso i paesi industrializzati al fine di mantenere e rinforzare quel necessario trasferimento di fondi, tecnologia e know-how in grado di contribuire al dinamismo delle proprie economie.

In Europa tuttavia l’immigrazione continua ad essere percepita, da alcune frange della popolazione, come forza competitiva sleale e minaccia in termini economici e di sicurezza. Tale percezione negativa della migrazione può essere controbilanciata soltanto attraverso una copertura mediatica professionale e di qualità, che dia conto del contributo che i migranti apportano alle dinamiche economiche, sociali e culturali delle nostre società contemporanee. In questo senso, i media e i professionisti di tale settore possono giocare un ruolo determinante nei confronti dell’opinione pubblica, incoraggiando e garantendo quel pluralismo di idee e opinioni che rappresenta l’unico modo per assicurare un dibattito effettivamente democratico sulla migrazione e le sue conseguenze.

In alcuni paesi europei i media hanno realizzato, nell’arco di molti anni, varie iniziative allo scopo di far vedere e ascoltare "l’altro" ossia colui che è percepito come tale, che viene da lontano: il migrante. È il caso di specifici programmi realizzati e trasmessi - in Francia, ad esempio, sino agli inizi del 2000 - dai canali televisivi pubblici e dedicati ai temi della migrazione e dei migranti. Sono state inoltre realizzate, ad esempio nel Regno Unito a partire dagli anni ’90 e in Francia più di recente, politiche volontaristiche in grado di assicurare l’accesso ai media da parte dei migranti e delle minoranze. Iniziative di questo tipo hanno inteso incoraggiare una rappresentazione più accurata della diversità nelle nostre società contemporanee e uno sviluppo dei contenuti tale da abbracciare i cambiamenti avvenuti nella società quale risultato dell’insediamento di nuove comunità di persone.

Ha avuto così inizio, a partire dagli anni ’90, un dibattito sulla rappresentazione nei media dei migranti "visibili" e delle minoranze. Le caratteristiche delle iniziative di maggior spicco realizzate in particolare in Francia, nel Regno Unito e anche negli Stati Uniti, mostrano chiaramente che la presenza e la rappresentazione dei migranti sui media lasciano emergere aspetti complessi che traggono origine dalla storia dei modelli nazionali di immigrazione, dall’ingresso di comunità di migranti in società strutturate o dalle modalità specifiche di regolamentazione del settore audiovisivo e della comunicazione adottate dai singoli paesi. Qualunque sia la nazione tale questione tuttavia è percepita, per ragioni politiche, economiche o sociali, come argomento da affrontare in quanto attinente il rafforzamento della coesione sociale.

Occorre tuttavia ammettere che sino ad oggi non sono state condotte analisi approfondite che consentano di capire in modo esaustivo quali conseguenze abbiano avuto oltre 15 anni di attività volontaristiche intraprese nell’ambito del settore dei media; al contrario, la ricerca nell’ambito della comunicazione è rimasta piuttosto "silenziosa" – è il caso della Francia – sulle modalità di costruzione del senso, dell’aspetto simbolico e sulla creazione di un immaginario sociale da parte dei media per ciò che riguarda gli immigrati, le minoranze visibili e più in generale nei confronti del tema della migrazione. Nonostante l’incremento indubbio della visibilità delle minoranze etniche nei media, in particolar modo nel Regno Unito, continua ad essere presente un grado notevole di insoddisfazione da parte delle minoranze stesse per quella che è la loro rappresentazione sui media. Questa insoddisfazione nasce dal fatto che la rappresentazione non si limita e non è assicurata soltanto dal poter vedere una persona del medesimo colore della propria pelle sullo schermo. Le minoranze che lavorano nel settore dei media inoltre continuano a non essere considerate professionali e sono spesso confinate dai media stessi al ruolo di portavoce delle minoranze che rappresentano in video.

Per quello che riguarda l’aspetto dei contenuti, si sottolinea spesso come i migranti e le comunità di migranti siano tuttora presentate come minaccia alla sicurezza degli altri. Questo è particolarmente evidente nella prassi giornalistica di indicare le origini di una persona nei titoli o nei trafiletti delle notizie. È altresì vero che a partire dalla fine degli anni ’90, i principali media hanno iniziato a proporre l’immagine dell’ "immigrato di successo", seppure circoscrivendo questa nuova tendenza alle persone del mondo dello spettacolo. Questo nuovo trend del giornalismo non ha dunque scalfito, né è stato sufficiente a controbilanciare la perdurante tendenza negativa nei confronti di argomenti come flussi migratori, periferie, Islam ecc. Ricerche scientifiche hanno mostrato che nell'affrontare notizie riguardanti l’immigrazione, i media scelgono di frequente il sensazionalismo e continuano a raffigurare l’immigrazione come problema.

Infine, come reagisce l’opinione pubblica ad una maggiore visibilità sui media degli immigrati e delle comunità di migranti? Cosa ne pensa? Quali sono le conseguenze di questa aumentata visibilità e delle opinioni espresse dalle persone immigrate e veicolate in misura maggiore, sulle dinamiche della convivenza e sul riconoscimento dell’immigrazione? Non è facile rispondere ad una simile domanda perché tuttora manca in Europa una ricerca che consideri e approfondisca le modalità di reazione dell’opinione pubblica, come ad esempio nel caso della Francia.

La relazione tra media e migrazione richiama le questioni di portata globale riguardanti il tema della migrazione internazionale. Sono messi in discussione concetti come sovranità (collegata al territorio), cittadinanza (lo status delle minoranze), discriminazione (l'accesso al diritto di espressione) o relazioni sociali (generazioni, genere). In tempi come quelli attuali dove gli argomenti che afferiscono alla diversità rivelano anche le tensioni politiche e culturali presenti a livello nazionale e transnazionale, il tema della rappresentazione diviene ancor più significativo. Una rappresentazione equilibrata sullo schermo, così come sulla carta stampata e un’adeguata partecipazione nel processo di produzione all’interno di uno dei più influenti attori culturali – i media – diventano questioni importanti tanto per i media medesimi, quanto per il funzionamento realmente democratico dell’intera società.

L’intera questione travalica il singolo aspetto della "visibilità fisica", che seppure importante, è tuttavia condizione necessaria ma non sufficiente per una migliore rappresentazione delle minoranze nei media. È davvero urgente approfondire l’aspetto dei contenuti prodotti e trasmessi sul tema dell’immigrazione, le conseguenze prodotte sull’opinione pubblica e il ruolo assicurato alle minoranze visibili ai vari livelli della realizzazione e distribuzione delle produzioni mediatiche. Iniziative del genere saranno tuttavia significative, soprattutto con riferimento alla migrazione internazionale, solo quando i media e la società nel proprio complesso avranno fatto dell’invisibile il visibile e reso il visibile invisibile; perchè tutto questo non avrà alcun riscontro se la società, nel momento in cui accetta di vedere, rifiuta di sentire e soprattutto di ascoltare.

 


Reynald Blion

Attualmente Responsabile Media e Diversità della direzione per l’Educazione, la Cultura e il Patrimonio, la Gioventù e lo Sport presso il Consiglio d’Europa, fino al 2008 Reynald Blion è stato direttore del programma Migrazioni internazionali e Media presso il Panos Institute di Parigi. Si interessa ai temi collegati alle migrazioni internazionali e alla diversità interculturale nelle società europee.

Nel corso degli ultimi dieci anni, Reynald Blion ha condotto e sviluppato vari progetti europei attraverso i quali evidenziare i contributi dei migranti o delle minoranze visibili nelle dinamiche intercultuali e internazionali delle società contemporanee. Tali programmi sono stati indirizzati primariamente ai professionisti del settore della comunicazione, ai leader della società civile, ai decision makers politici. Nello svolgimento di questi programmi Reynald Blion ha inoltre organizzato molti seminari, workshp e letture su questi temi a livello nazionale ed europeo.

Ha pubblicato o contribuito a molte pubblicazioni: MediaDiv – Le répertoire des media des diversités (Paris, Panos/L’Harmattan, luglio 07), Europe des migrations / Europe de développement (Paris, Panos/Karthala, marzo 05), Histoires de savoir, migration, mobilité des compétences et développement (Paris, Panos/Karthala, aprile 04), Ethnic media and diversity in Europe (in : Georgiou M., Transnational lives and the media, Londres, Routledge, agosto 07), Parler de l’autre / Parler d’ailleurs. De la visibilité à l’expression des diversités en Europe (in : Rigoni I., Les bannis des media, Paris, Aux lieux d’être, maggio 07), Media des diversités en Europe (Agenda interculturel, n°239-240, febbraio 06), South of North : European Immigrants’ stakeholdings in Southern Development (in: BRYCESON Deborah & VUORELA Ulla (Eds), The transational family, new European frontiers and global networks, Oxford and New York, Berg, 02)...

Tra i suoi principali lavori: Représentation des immigrés au sein des media : bilan des connaissances (Paris, Panos / Fasild, luglio 06), Media & Information, pratiques et réalités de la Diversité (Paris, Panos, aprile 06), Immigration management in France – Strategic elements for a common policy on immigration (Bruxelles, Migration Policy Group / Panos, maggio 03), Une politique d’asile en question – Le cas français (Bern, Forum suisse pour les Migrations / Panos, ottobre 03), Epargne des migrants et outils financiers adaptés : le cas des maliens et des sénégalais de France (2 vol. , Paris, Ministère de l’Emploi et de la Solidarité, luglio 98).